Federfarma Napoli

Associazione Sindacale dei Titolari di Farmacia della Provincia di Napoli

L'Esperto Risponde

Federfarma Napoli mette a disposizione degli iscritti un servizio di consulenza professionale . L'obiettivo è quello di condividere le competenze dei professionisti  di cui si avvale la struttura  con tutti gli iscritti. 
L'Avvocato Caretti risponedrà gratuitamente sui problemi di carattere generale relativi all'attività professionale. La registrazione è gratuita .
La risposta verrà pubblicata in questa stessa sezione dopo tre giorni lavorativi dalla richiesta è sarà resa visibile a tutti gli iscritti.

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Avvocato Antonello Caretti 

Email: avv.caretti@jurisweb.it

Sito web: www.jurisweb.it

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DOMANDA

 

Nella mia zona di pertinenza di cui alla pianta organica è stata aperta una parafarmacia. Al di fuori del negozio il titolare ha apposto una croce luminosa di colore principalmente verde, con solo una piccola luce all’interno di colore blu a stento visibile.

Vorrei sapere se è legittimo utilizzare tale croce per le parafarmacie.

G.C.  Napoli.

 

RISPOSTA

Egregio dottore,

raramente una disposizione normativa è stata più chiara.

Il d.lgs. 153 del 2009, all’art. 5, dispone testualmente:

Utilizzo di denominazioni e simboli - Al fine di consentire ai cittadini un'immediata identificazione delle farmacie operanti nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, l'uso  della denominazione: «farmacia» e della croce di colore verde, su  qualsiasi  supporto  cartaceo,  elettronico  o  di altro tipo, e' riservato alle   farmacie aperte al  pubblico  e  alle  farmacie ospedaliere.

 

È indiscutibile, pertanto, che la croce verde sia riservata agli esercizi farmaceutici.

Nel Suo caso, tuttavia, il titolare della parafarmacia ha utilizzato anche una luminosità di colore blu, seppur poco visibile, come da Lei descritto.

Ciò nonostante, il fine della norma è quello di una facile ed immediata individuazione della farmacia, soprattutto per i casi di emergenza. Pertanto, se l’insegna a croce può indurre in confusione il consumatore, soprattutto se vista da lontano, essa è da considerarsi certamente illegittima. Potrà segnalare l’abuso all’asl di competenza.

 

Cordiali saluti

Avv. Antonello Caretti

 

Domanda: 

Egregio Avv. Caretti,

leggo sempre con interesse le sue risposte sul sito di Federfarma Napoli. Le scrivo per un parere autorevole in materia circa un caso che riassumo brevemente:

la mamma, titolare di farmacia, vuole cedere la farmacia ai tre figli di cui solo due sono farmacisti.

1) La società che acquisisce la farmacia deve essere costituita  solo da farmacisti?

2) Esiste una forma societaria che permetta di coinvolgere i tre figli? 

Grazie

Dr. G. R.

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Risposta: 

Egregio dottore,

la normativa farmaceutica prevede la riserva della titolarità dell'esercizio della farmacia privata in capo a persone fisiche oppure a società di persone (s.n.c., s.a.s.) e le citate società devono avere come oggetto esclusivo la gestione di una farmacia. 

La s.n.c. prevede, in breve, la responsabilità illimitata di tutti i soci, nella s.a.s., viceversa, la responsabilità è illimitata solo relativamente al socio accomandatario. 

Sul presupposto che la farmacia di famiglia debba confluire, come da Lei indicato, in una società tra i figli, il figlio non farmacista non potrà partecipare alla compagine sociale poiché in essa vi possono essere esclusivamente soci farmacisti iscritti all'albo ed in possesso del requisito di idoneità.

Il figlio non farmacista potrà pertanto essere solo una sorta di “aggregato”, utilizzando lo schema dell’associazione in partecipazione o la figura, per alcuni elementi simile, della cointeressenza, ma non gli può spettare alcun ruolo nella società che gestisce la farmacia. 

Bisogna quindi ben approfondire tutti i citati aspetti per regolare i rapporti contrattuali tra fratelli e salvaguardare anche i diritti patrimoniali del coerede non farmacista, oltre che eseguire un'attenta valutazione fiscale che è molto meno vantaggiosa rispetto a qualche anno fa.

Infine, sebbene da Lei non citato, immagino sarà da tutelare anche la posizione economica futura della madre, attuale titolare, e ciò potrebbe avvenire, a mero titolo esemplificativo, con il conferimento della farmacia in una società di persone tra i due figli e la madre. 

Cordiali saluti

Avv. Antonello Caretti

 

Domanda:
Egregio Avvocato
Lavoro in farmacia con un contratto part time. Il mio orario di lavoro è sempre pomeridiano quindi 16-20. Quando la farmacia è di turno nei giorni festivi, e questo avviene ogni 21 giorni, la mia giornata lavorativa passa da part time a full time per cui mi trovo che ogni 21 giorni lavoro un intero sabato e un'intera domenica. Ciò avviene anche nelle festività canoniche. Tutto ciò è possibile con un contratto part time? Il mio datore di lavoro mi fa recuperare la domenica in due mezze giornate pagandomi solo la maggiorazione della domenica, è lecito recuperare la domenica o una festività in 2 giorni feriali?

S.L.

Risposta:
L'orario di lavoro deve sempre rimanere entro il monte ore settimanale stabilito per il suo contratto part-time e non è prevista una modifica a full-time per i giorni festivi. Pertanto, quando la farmacia è di turno nei giorni festivi e Lei lavora per l'intera giornata, Le dovrebbe essere corrisposta la paga base della domenica oltre alla maggiorazione. Quanto sopra a condizione che il contratto di assunzione non preveda eventuali deroghe ai principi generali esposti.
Egualmente non è ipotizzabile - salvo diversi accordi - una sorta di compensazione del lavoro domenicale con due mezze giornate non lavorative. In tale situazione, difatti, viene a mancare la certezza dell'orario lavorativo con conseguente impossibilità di pianificazione della vita del lavoratore.

Cordiali saluti
Avv. Antonello Caretti 

Domanda: 
Nel 2004 mi è stata assegnata in seguito ad un concorso a sedi farmaceutiche, una farmacia rurale sussidiata.
Oggi, dopo quattro anni, vorrei condividere il titolo con un altro farmacista, formando una società di persone.
Vorrei sapere se questa nuova condizione, mi può precludere la possibilità di partecipare ad un nuovo concorso a sedi ove mai la cessione di quota fosse equiparata alla vendita.
Nel caso che io possa partecipare e successivamente vincere un'altra sede, cosa succederebbe della mia quota nella precedente farmacia?
In attesa La ringrazio anticipatamente. A.E.

Risposta:
La legge stabilisce che il farmacista che cede la propria farmacia non può concorrere all'assegnazione di un'altra farmacia se non dopo che siano decorsi almeno dieci anni dal trasferimento. Il termine decennale resta valido anche in caso di vendita durante l'espletamento del concorso.
 
A ciò si aggiunga che recenti orientamenti giurisprudenziali hanno equiparato la cessione di quote alla vendita.
 
Pertanto, l'eventuale trasformazione della Sua farmacia da ditta individuale a società di persone con altro farmacista Le può precludere la possibilità di partecipare ad un nuovo concorso, ancor di più se i citati orientamenti dei tribunali troveranno ulteriori conferme.
 
Cordiali saluti
 
Avv. Antonello Caretti

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